Venezia e la laguna
Hotels
| Città | Nome | Sistemazione | Info |
|---|---|---|---|
| Venezia | Hotel Casa Verardo | Maggiori informazioni... | |
| Venezia | B&B Ca' Barba | Maggiori informazioni... | |
| Venezia | Ostello Venissa | Maggiori informazioni... | |
| Sottomarina | Hotel la Tegnue | Maggiori informazioni... | |
| Sottomarina | Hotel Miramare | Maggiori informazioni... |
Introduzione
Programma di 6 giorni
Giorno 1: Venezia in battello e il casinò
| Mattina | Navigazione con vista panoramica dei canali di Venezia in battello pubblico. |
| Pranzo | Pranzo veloce in uno dei bacari più conosciuti della città a base di autentici chicheti veneziani accompagnati da una buona ombra (vino). |
| Pomeriggio | Trasferimento in gondola pubblica e visita di una delle aree più autenticamente veneziane della città : il quartiere di Cannaregio e l'antico Ghetto ebraico. Pausa per gustare un bicchiere di vino durante la visita. |
| Cena | Cena in un tipico ristorantino di pesce nella zona del Cannaregio, Anice Stellato. |
| Dopo cena | Serata all'elegante Casinò di Venezia nel palazzo Ca' Vendramin Calergi. Pernottamento a Venezia. |
I "bacari" sono le tipiche taverne veneziane e devono il loro nome a un vino pugliese popolare in città alla fine del 18esimo secolo. Posti senza fronzoli dove è possibile mangiare gli autentici cicheti veneziani accompagnati da un buon bicchiere di ombra, tipica parola veneziana in uso da secoli per indicare un bicchiere di vino. La parola è nata in piazza San Marco nel XIV secolo, quando, come oggi, la piazza era punto di ritrovo della popolazione. Sempre gremita di gente era richiamo per i mescitori di vino, intenti a dissetare la folla. Per non rovinare il prezioso liquido, per mantenerlo sempre fresco malgrado il caldo che a volte soffocava la città , giravano con la loro bancarella attorno al Campanile, inseguendo la sua ombra man mano che si spostava il sole. Il vino, per essere buono, doveva rimanere all'ombra. Si andava a bere in Piazza un bicchiere di "ombra"...No, troppo lungo. Si andava a "bèver un'ombra"! E così il bicchiere di vino rimase per sempre l'ombra.
Cannaregio è uno dei sei sestieri di Venezia. Il nome deriva probabilmente dalla zona altamente paludosa nella quale è sorto, ma un'ipotesi meno credibile riconduce il nome al Canal Regio, ovvero il Canale di Cannaregio. È il primo sestiere che si attraversa arrivando dalla Stazione di Santa Lucia, costruita nel corso del XIX sec. sotto dominazione asburgica. Nel 1858, a completamento del lavoro, fu eretto in corrispondenza della stazione ferroviaria il Ponte degli Scalzi, il terzo ponte ad attraversare il Canal Grande. Affascinante è il cammino che collega la Stazione di Santa Lucia a Rialto, conosciuto col nome di Strada Nova: un insieme di larghe vie ricavate appositamente nel XIX sec per dar vita a questo magnifico percorso pedonale. Di alto valore storico e culturale sono la chiese di San Geremia, Santa Maria dei Miracoli, dei Santi Apotoli e dei Gesuiti.
Il quartiere ebraico è il quartiere dove fino dal 1516 per volere della Signoria dovevano abitare gli ebrei residenti a Venezia. La Serenissima, pur difendendo l'integrità della fede cattolica, cercava di mantenere una certa tolleranza verso tutte le fedi religiose a patto che non facessero opera di proselitismo o non dessero scandalo. Tale politica era dettata dall'esigenza di mantenere buoni rapporti politici e commerciali con culture e religioni diverse. Gli ebrei rappresentavano a Venezia il tramite per il commercio con il mondo greco. Tuttavia la loro presenza suscitava malumori da parte dei cristiani anche per l'invidia che gli ebrei scatenava a causa delle loro ricchezze, molti di loro erano infatti banchieri o usurai ma ciò si spiega con il fatto che era proibito loro esercitare le arti manuali. Si decise, nel 1516 di relegarli in una piccola insula circondata da un anello d'acqua, posta a Cannaregio, vicino a San Geremia chiamata Ghetto Vecchio. L'origine di questo nome pare provenga dal fatto che in questa zona un tempo esistevano delle fonderie pubbliche dove si gettavano, cioè si fondavano le bombarde e, per traslazione, questo termine divenne sinonimo di ambiente coattivamente abitato da ebrei. Dopo la caduta della Repubblica nel 1797 il Ghetto fu aperto e gli ebrei furono liberi di stabilirsi dove volevano e di partecipare alle attività cittadine liberamente. Il Ghetto, all'interno del quartiere e della città , ha un tracciato urbanistico unico con le case altissime strette le une alle altre per poter recuperare spazio necessario ad accogliere tutti gli abitanti che componevano la comunità ebraica. Tra le case spuntano le cupole delle sinagoghe dette anche scuole. Le Scuole sono cinque come le nazioni in cui è organizzata la comunità ebraica: la Scuola Granda Tedesca, la Scuola Canton, la Scuola Italiana che sorgono nel Ghetto Nuovo, la Scuola Spagnola (progettata da Baldassarre Longhena nel XVII secolo) e la Scuola Levantina che sorgono nel Ghetto Vecchio.
Il primo Casinò è nato a Venezia. La magica città sull'acqua custodisce la casa da gioco più antica del mondo. Inaugurato nel 1638, il Casinò di Venezia è da sempre centro d'attrazione internazionale. Sulle nobili rive del Canal Grande, negli anni Cinquanta si è inaugurata la sede del Centro Storico. "Una nuvola effigiata che posasse sull'acqua": così Gabriele D'Annunzio immortala il palazzo Ca' Vendramin Calergi oggi sede del Casinò. Perfetto esempio di stile patrizio rinascimentale, residenza di dogi e ultima dimora di Richard Wagner, è uno dei più eleganti palazzi che si affacciano sulla principale via d'acqua di Venezia.
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Giorno 2: A passeggio per Venezia
| Mattina | Visita alla basilica di San Marco e tour degli "itinerari segreti" che comprende il Ponte dei Sospiri, il Palazzo Ducale e le antiche Prigioni. |
| Pranzo | Pranzo veloce. |
| Pomeriggio | Trasferimento a Dorsoduro in taxi pubblico con sosta per una visita panoramica a Punta della Dogana. L'architettura barocca di Venezia, la Chiesa dei Gesuiti e la Chiesa della Salute. Passeggiata nel tradizionale Sestiere di Castello, dove si possono vedere ancora i veneziani intenti alle proprie faccende quotidiane. Aperitivo in una tradizionale chicheteria con una magnifica vista sul ponte di Rialto. |
| Cena | Cena all'osteria la Zucca. |
| Dopo cena | Tempo libero a disposizione. Pernottamento a Venezia. |
San Marco è il sestiere più piccolo per estensione ma in esso è racchiuso il cuore politico e religioso della città . Piazza San Marco è l'unica Piazza della città che si affaccia sul bacino marino: ricca di monumenti e palazzi raccoglie oltre quindici secoli di storia e di arte. Nucleo originario (assieme a Rialto e a San Pietro di Castello) nella formazione di Venezia, è sempre stata abitata, così come l'intero quartiere, principalmente dalla nobiltà . Piazza San Marco è il salotto dei veneziani: lo spazio aperto deputato a ospitare tutti gli avvenimenti più importanti della vita cittadina. Secondo le cronache Piazza San Marco venne pavimentata in cotto per la prima volta nel 1267 mentre prima era un brolo, un campo in erba alberato, separato dal sagrato della chiesa di San Marco da un piccolo canale. Una seconda pavimentazione della piazza si ebbe nel 1392 per ordine del Doge Antonio Venier con riquadri di pietre cotte inframmezzate da listoni di marmo bianco. Seguirono, nel corso dei secoli, altre pavimentazioni fino a quella del 1893 quando la piazza venne rinnovata con il disegno attuale. La Piazza è a forma trapezoidale (lunga 176 m, larga 82 sul lato della basilica e 57 sul lato opposto). E' chiusa su tre lati dalle Procuratie suddivise in Procuratie Vecchie sul lato sinistro e Procuratie Nuove sul lato destro unite tra loro dall'Ala Nuovissima o Ala Napoleonica costruita per volontà dell'imperatore francese all'inizio dell'Ottocento. Le Procuratie erano state un tempo costruite per ospitare uffici e abitazioni dei cosiddetti Procuratori, la carica statale più importante dopo quella del doge. La Torre dell'Orologio uno dei monumenti più amati dai veneziani. Nella sua originaria struttura la porta non era intesa come porta d'accesso alla Piazza ma come porta d'accesso dalla Piazza San Marco alle Mercerie, il souk veneziano, alla zona commerciale e a Rialto cioè il centro finanziario veneziano. Le statue di bronzo che si muovono a segnare le ore sono chiamate dai veneziani "i due mori", per via del colore scuro del bronzo che ricordava i molti schiavi orientali presenti, un tempo, in città . Sono alte 270 cm. la torre ha subito numerosi restauri e rimaneggiamenti così come l'orologio. A sinistra della torre dell'orologio, sul lato settentrionale della basilica, si apre la Piazzetta dei Leoncini così chiamata per la presenza di due splendidi leoni in marmo rosso di Verona scolpiti da Giovanni Bonazza nel 1722. Al centro della piazzetta si trova una caratteristica vera da pozzo opera di Andrea Tirali con una piccola fontanella che è l'unico esempio nell'area marciana. Sul fondo della Piazzetta si erge il Palazzo Patriarcale, una tappa fondamentale nell'itinerario tintorettiano perché al suo interno si trova il ciclo della Vita di Santa Caterina (1557).
La Basilica di San Marco fu iniziata molti anni prima della IV Crociata, forse nel 978, ma fu completata solo nel 1275 e l'opera di abbellimento proseguì fino al XVIII secolo. La cosa che maggiormente colpisce nella basilica è il suo pronunciato aspetto orientale: sembra un tempio dorato uscito dalle pagine delle Mille una Notte e in effetti fu disegnato e costruito su modello di una chiesa orientale: la Chiesa di Santi Apostoli a Costantinopoli. I veneziani dei secoli passati furono dotati di un gusto squisito nell'impiego dei colori; questo talento combinato a uno straordinario senso dell'atmosfera, della luce e dello spazio li avrebbe distinti dalle altre scuole italiane. La percezione del colore è un dono largito a una persona e negato a un'altra, è come l'orecchio musicale e il primo requisito per un vero giudizio su San Marco è la perfezione di quella facoltà di percepire il colore che poche persone si preoccupano di sapere se possiedono o meno. San Marco possiede l'incanto del colore in comune con la maggior parte dell'architettura e delle arti applicate dell'oriente e i veneziani sono l'unico popolo europeo che abbia simpatizzato interamente con il grande istinto delle razze orientali. La facciata esterna della basilica è articolata su cinque ordini di arcate, sormontate da una balaustra esterna. L'interno delle arcate è ricoperto di mosaici. Attorno alla lunetta centrale che sovrasta l'entrata principale della basilica sono scolpiti tre archi decorati da antichissimi bassorilievi del XIII secolo rappresentanti i mesi, le virtù, i profeti e i mestieri più diffusi nella Venezia di allora. Sopra la balaustra si trova la famosissima quadriga importata nel 1204 dal doge Enrico Dandolo, quale bottino di guerra alla fine della Quarta Crociata. Anche l'interno è tutto un rifulgere d'oro e uno scrigno di eccezionali capolavori. Ricordiamo il presbiterio della chiesa sopraelevato sulla cripta e separato dal resto della chiesa dalla maestosa iconostasi in marmi policromi. L'altare maggiore custodisce le spoglie di San Marco rinvenute dentro una cassa all'interno della cripta durante un restauro Ottocentesco. Dietro l'altare maggiore è visibile la Pala d'Oro, mirabile realizzazione dell'oreficeria veneto-bizantina, al cui completamento lavorarono vari artigiani per oltre trecento anni dal X al XIV secolo. A sinistra si trova la cappella della Nicopeia (Operatrice di Vittoria), autentico capolavoro dell'arte bizantina del XII secolo molto amata dai veneziani e considerata protettrice della città . Sul lato destro della chiesa si trova il battistero che oltre ad alcune tombe di dogi ospita la lastra tombale di Jacopo Sansovino, grandissimo architetto e scultore e autore del Fonte Battesimale. Dall'interno della chiesa si può accedere alla cripta e al Tesoro di San Marco, preziosissima raccolta di oggetti liturgici e religiosi dell'XI e XII secolo.
Il Palazzo Ducale è stato fino alla caduta della Repubblica nel 1797 la residenza del doge ed è tuttora il simbolo della civiltà veneziana, della sua tradizione politica, militare, economica e culturale. Fondato come castello nel IX secolo subì la prima radicale trasformazione negli 1172-72. Ulteriori, massicci interventi iniziarono nel XIV secolo e continuarono fino al 1463. Il Palazzo venne distrutto due volte a causa di gravi incendi nel 1484, la prima volta e, nel 1577, la seconda. Di fronte alla Basilica di San Marco, un po' spostato sulla destra, si erge il famosissimo Campanile, con la cuspide rivestita di lamiere dorate e che veniva utilizzato, di notte, come faro per le navi accendendo dei fuochi all'interno della cella campanaria. Con le sue cinque campane segnava la vita dei veneziani. La Marangona (o Campanòn) suonava quando le maestranze iniziavano o terminavano il lavoro e batteva il mezzogiorno, la Trottiera chiamava i nobili (che arrivavano a cavallo) alle sedute del Maggior Consiglio, la Renghiera annunciava l'esecuzione delle condanne a morte, la Mezzaterza ricordava ai fedeli le funzioni religiose, la Mezzana indicava il termine ultimo in cui si potevano spedire le lettere a Rialto, il Campanone di Candia suonava insieme a tutte le altre per annunciare le feste o la visita di personaggi importanti. Galileo Galilei presentò, nel 1609, all'interno della cella campanaria, la sua invenzione: il telescopio.
Il Ponte dei Sospiri è un ponte in stile barocco, pensile, completamente chiuso che porta direttamente dal Palazzo Ducale al vicino Palazzo delle Prigioni. Il Ponte dei Sospiri è così chiamato perché in esso transitavano i condannati i quali vedevano la luce e guardavano per l'ultima volta il Bacino di San Marco sospirando per la terribile detenzione che li attendeva nelle durissime celle della Serenissima. Nelle prigioni veneziane vennero rinchiusi personaggi quali Giacomo Casanova, che riuscì clamorosamente ad evadere, Niccolò Tommaseo, Daniele Manin e Silvio Pellico di passaggio per lo Spielberg. Nelle celle di tortura sono ancora visibili i graffiti dei detenuti. Per rivivere questa atmosfera, tenebrosa, "l'Itinerario segreto" vi guiderà dal Parlatoio agli ambienti che un tempo risuonavano delle grida che provenivano dalle Camere del Tormento.
Sestiere di Castello si trova a est della città e comprende tutta la coda di Venezia: con San Pietro e Sant'Elena confina con la laguna arrivando con la riva degli Schiavoni fino a San Marco e tangendone l'omonimo sestiere ingloba a nord tutto il vasto complesso dell'Arsenale. Pare che il nome derivi da un antico presidio militare che si trovava sull'estrema punta est. San Pietro di Castello fu certamente uno dei nuclei iniziali della città . L'urbanizzazione si sviluppò attorno all'Arsenale grazie alla costruzione delle abitazioni occupate da quanti lavoravano nei dintorni: nelle piccole e grandi officine, nei granai, nei forni e nei grandi magazzini di raccolta per le merci. Nella zona più a nord si stabilirono i conventi dei domenicani di San Giovanni e Paolo e dei francescani di San Francesco della Vigna. Nella parte a est i Giardini Pubblici e la Via Garibaldi furono realizzati in epoca napoleonica.
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Giorno 3: Le isole di Venezia
| Mattina | Dalle Fondamenta Nove imbarco per l'isola di Murano. Visita al Museo del Vetro e a una fabbrica per la produzione del pregiato vetro di Murano. Imbarco per l'isola di Mazzorbo. |
| Pranzo | Pranzo a base di pesce sull'isola di Mazzorbo al rinomato ristorante Venissa immerso in un antico vigneto. |
| Pomeriggio | Giro in battello delle isole di Burano e Torcello. Gelato alla superba gelateria da Nico. |
| Cena | Cena presso l'osteria da Rioba. |
| Dopo cena | Serata al cinema secondo programmazione. Pernottamento a Venezia. |
Fondamenta Nove sono strade marginali che costeggiano i canali della città di Venezia. Vengono così dette perché servono di base, o di fondamento agli edifici. Anticamente erano fatte di terra, poi di legname, e infine di pietra. Le Fondamenta Nuove, costruite e selciate nel 1589, costeggiano buona parte dell'estremità nord della città , che si affaccia sulla laguna verso l'isola di S. Michele e le isole di Murano (la più vicina), Burano, Torcello e San Francesco del Deserto (visibili all'orizzonte). Nel 1767 furono completamente restaurate, dopo la bufera del 20 dicembre 1766 che le danneggiò moltissimo. Per questo motivo esse furono chiamate Nuove.
Murano è una delle isole della laguna di Venezia. Situata a nord-est della città e formata a sua volta da sette isole e deve la sua fama alla tradizionale lavorazione del vetro. Una storia, quella dell'arte del vetro di Murano, che risale al 1295, anno in cui la Repubblica decretò lo spostamento di tutte le fornaci a Murano per motivi di sicurezza. L'accentramento delle vetrerie sull'isola permise alla Serenissima di evitare i disastrosi incendi di cui i forni dei laboratori erano spesso responsabili e di controllare l'attività dei mastri vetrai, evitando che il loro sapere uscisse dal territorio veneziano. L'arte del vetro di Murano è talmente famosa e antica che il vetro lavorato secondo la tradizione veneziana è chiamato murrina, di cui rinomati in tutto il mondo sono i lampadari di murrina. Nell'isola, all'interno di Palazzo Giustinian, è presente il Museo del Vetro che racconta la storia ed evoluzione dell'arte vetraria nel corso dei secoli.
Mazzorbo è un'isola della Laguna Veneta collegata all'isola di Burano da un ponte. L'isola ha una forma rettangolare, con il lato maggiore di circa 880 metri. In parte il suo territorio è dedicato alla coltivazione. Alcune aree sono invece urbanizzate da quartieri di recente costruzione, nei quali abitano poco più di 300 persone. Anticamente Mazzorbo era chiamata Maiurbium (forse una storpiatura di Magna Urbs, "città maggiore"), come tutti gli antichi centri lagunari nacque per effetto dello spopolamento delle città dell'entroterra, sotto la spinta delle frequenti invasioni barbariche. Fin dai primi tempi l'isola, potendo godere della vicinanza di Torcello, a quel tempo grande centro commerciale della laguna, vantava ricchi palazzi e numerose chiese. Raggiunto il massimo splendore nel X secolo, Mazzorbo, come altri centri vicini, iniziò a declinare in favore della vicina Venezia. Divenne così un'isola utilizzata per le attività agricole o per lo svago dei patrizi veneziani. Nella chiesa di Santa Caterina, databile tra il 1283 e il 1291, trova spazio la più antica campana della Laguna (1318).
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Giorno 4: La cucina veneziana
| Mattina | Passeggiata tra i tipici vicoli sino all'antico Mercato del pesce di Venezia. Fare la spesa di pesce della laguna e verdure locali tra gli animati banchi e i chiassosi venditori. |
| Pranzo | Pranzo veloce |
| Pomeriggio | Lezione di cucina dall'antipasto al dolce, preparazione di un tipico menù veneziano |
| Cena | Degustazione del menù cucinato accompagnato da un ottimo vino. |
| Dopo cena | Tempo libero a disposizione. Pernottamento a Venezia. |
Il Mercato del Pesce di Rialto si trova nel centro di Venezia e rappresenta, con il mercato della frutta e verdura, il vero cuore pulsante della città . La pescheria di Rialto è costituita da decine di banchetti suddivisi tra due imponenti edifici in stile neogotico. Furono costruiti nel 1907 su progetto dell'architetto Domenico Rupolo in sostituzione delle tettoie metalliche presenti nell'ottocento. Su di un angolo dell'edificio affacciato sul Canal Grande si può vedere la statua incastrata sul muro che rappresenta San Pietro, il più famoso pescatore della storia. La Repubblica di Venezia regolamentò fin dal 1173 la vendita del pesce con uno speciale editto che ne fissava le regole per il commercio. La Serenissima era particolarmente severa con chi vendeva il pesce sotto misura: è ancora esposta la tabella in marmo bianco che indicava le lunghezze minime permesse per la vendita del pesce. Anticamente in città vi erano le Scuole per l'Arte dei Pescatori e per i Pescivendoli. Esposto sui banchi degli animati pescatori vi sono pesce, crostacei e molluschi della Laguna di Venezia (pesce nostrano).
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Giorno 5: I grandi pittori veneziani e Chioggia
| Mattina | Mattinata dedicata ai grandi pittori veneziani: Bellini, Tiziano e Tintoretto. |
| Pranzo | Pranzo veloce. |
| Pomeriggio | Tempo libero a disposizione. Alle ore 17:00 imbarco da Venezia/S.Marco (Chiesa della Pietà ) e arrivo a Sottomarina di Chioggia alle ore 18:35. Visita di Chioggia, autentica perla della laguna. Passeggiata nel centro, le chiese e l'arte popolare. |
| Cena | In osteria a Chioggia. |
| Dopo cena | Su una tipica imbarcazione da pesca visita ai vivai di cozze e vongole della laguna e alle chiuse del Brenta, ascoltando l'affascinante storia di Chioggia dalla voce del comandante. (gita serale solo in estate, in alternativa durante il giorno). Pernottamento a Sottomarina di Chioggia. |
Chioggia, che sorge su un complesso d'isole, è uno dei più importanti comuni della provincia di Venezia. E' nota da sempre per il suo porto, per la pesca, per le saline, per la produzione d'ortaggi, per essere stata immortalata dal Goldoni nel suo capolavoro "Le baruffe chiozzotte". Detta - non a caso e per lungo tempo - "la piccola Venezia", Chioggia è vissuta per secoli all'ombra della Serenissima La denominazione di "piccola Venezia" deriva dal fatto che Chioggia ha un'urbanizzazione del centro storico simile a quella di Venezia, con tanto di calli e canali attraversati da ponti. Lorenzo Padoan, un giornalista di fine Ottocento, così scriveva: "Chioggia occupa il fuoco meridionale della laguna veneta, essendo il settentrionale occupato da Venezia. A settentrione si stende il vasto e vivace porto, a cui fanno da sfondo il castello di San Felice, Caroman, Pellestrina e il bastione ottagono che sorge dall'acqua come un cespuglio. Questo panorama, che passa per il più bello della laguna veneta, si contempla a bell'agio dalla Piazza di Vigo, o dalla sommità del superbo Ponte di Vigo. Alla luce di maggio, alla soave brezza che dal mare viene a baciare il volto, si passano lunghe ore a contemplare estatici la vita del porto: cento e cento barchette dalle vele variopinte vengono e vanno, entrano ed escono per quella bocca del mare; guizzano e bordeggiano, si vedono e non si vedono più, sì che pare che il piloto si burli del contemplatore. E l'occhio, tra l'intenso azzurro del cielo e il verde agitato e scintillante dell'acqua, seguendo il sorridente cordone litorale, arriva fino al candido faro Rocchetta al porto di Malamocco, al campanile di Poveglia, a Venezia, al campanile di San Marco" Per questa sua luce, per questa sua solarità , Chioggia è stata scoperta dagli artisti. Colpiscono la genuinità e la schiettezza degli abitanti e la sonorità , il colore, la vivacità e l'immediatezza del dialetto locale che richiama suoni antichi e voci lontane. Nota è la bontà e la semplicità della cucina chiozzotta.
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Giorno 6: Dal grande Delta del Po a Mesola
| Mattina | Trasferimento da Sottomarina a Porto Tolle in pullman e imbarco sulla motonave per la navigazione sul Po di Venezia, Po di Pila, Busa Scirocco, Busa Dritta, faro di Punta Maestra e Isola di Batteria. |
| Pranzo | Pranzo a bordo a base di pesce. |
| Pomeriggio | Sbarco e visita guidata al castello Estense della Mesola e al Museo del Bosco e del cervo della Mesola. |
| Cena | Cena in ristorante a Sottomarina |
| Dopo cena | Tempo libero a disposizione. Pernottamento a Sottomarina di Chioggia. |
Il Delta del Po è un luogo d'incomparabile interesse naturalistico, sospeso tra terra, acqua e cielo in una dimensione indefinibile, assolutamente fuori dal tempo. Un luogo di zone umide e terre emerse molte delle quali bonificate nell'ultimo secolo, formatesi attraverso i detriti portati dal Po d'importanza non solo nazionale (è l'unico Delta italiano) ma anche internazionale visto che nell'Unione Europea esistono solo altri 4 Delta e già nel lontano 1971 quando ministri dei 5 continenti si riunirono a Ramsar (Iran) per firmare un trattato storico: visto che gli uccelli, essendo migratori, sono un patrimonio sopranazionale, i firmatari si impegnavano a tutelare certe zone, per fare in modo di salvaguardare la fauna di tutti. Oggi, la Convenzione di Ramsar protegge nel mondo 900 siti, di cui 47 in Italia. Ebbene: 10 (il 21,3% del totale nazionale) si trovano tra in Delta e dintorni. Il territorio che si estende in 3 province e 2 Regioni: in Veneto, nella provincia di Rovigo, si trova il "Delta attivo", quella per intenderci a forma "di triangolo" o di "delta" appunto, dalla quale sfocia in mare la maggior quantità d'acqua grazie a 4 rami principali (Po di Pila, Po di Maistra, Po di Gnocca, Po di Tolle); in Emilia Romagna, nelle province di Ferrara e Ravenna, si trova invece il "Delta storico", dove secoli fa, prima che il fiume cambiasse più volte il suo corso prepotentemente, si trovavano i principali rami del grande fiume, ma che oggi si trova a possedere un solo ramo attivo (Po di Goro). La parte Veneta del Delta del Po va dall'Adige a nord e il Po di Goro a sud. Possiamo anche azzardare la data precisa in cui il Delta moderno ha cominciato a formarsi: il 1604, data storica in quanto le istituzioni veneziani del tempo, per paura che il fiume, attraverso i suoi detriti andasse a insabbiare la parte sud della laguna di Venezia e quindi indebolisse la sua virtù marinara, realizzò una grande opera idraulica facendo deviare verso sud il corso del fiume con il famoso "Taglio di Porto Viro". Da quella data, giorno per giorno e in soli 400 anni il mare è stato sostituito da terreni, paludi e acquitrini formatisi grazie ai sedimenti depositati dal nuovo corso del fiume. Per questo senza ombra di dubbio il Delta del Po è la terra più giovane d'Italia. Il Delta veneto si estende per 8.000 ettari di valli da pesca arginate, quasi 11.000 ettari di lagune, 4.000 ettari di rami del Po e altre migliaia di ettari agricoli, con canali di bonifica, risaie, dune fossili sabbiose e abitati.
Castello di Mesola L'edificazione del suggestivo complesso architettonico del Castello di Mesola ebbe inizio nel 1578 per volere del Duca Alfonso II, ultimo discendente della dinastia degli Este, che desiderava lasciare un segno importante sul territorio ferrarese costruendo una residenza di corte sfarzosa al punto da poter competere per dimensioni e magnificenza con il più antico Castello di Ferrara, simbolo assoluto del dominio estense. Quattro imponenti torri, mura merlate, grandi finestre fanno del Castello una struttura a metà tra una fortezza e una dimora di lusso o Delizia, protetta da nove miglia di cinta muraria e circondata da un bosco per la caccia. Secondo l'ipotesi di alcuni storici, questa futura città rinascimentale doveva contrastare il potere di Venezia sull'Adriatico: un progetto ambizioso che necessitava di tempo e di eredi che Alfonso II non riuscì ad avere. Nel 1598 infatti lo Stato Pontificio tornò in possesso del Ducato di Ferrara e di conseguenza anche di Mesola. Il Castello ospita il Centro di Educazione Ambientale, la Biblioteca e il Museo del Cervo.





